Text by Dorino Iemmi (italian translation by Katie Zaeh)
Press release, Un incontro fortunato, 20/03/2013 - 12/04/2013, Solo exhibition at Galleria Ostrakon, Milan


Nel mondo dell’arte, assurto a sistema commerciale e finanziario globale con le sue fiere e le sue borse, a chi compete oggi il compito di
scoprire nuovi talenti? Spetta ancora ai galleristi, quali, nel Novecento, figure come un Ambroise Vollard o un Leo Castelli, o agli assets
managers? Limitiamoci a dire che a noi il giovane Alberto Finelli è piaciuto subito, sorridente e sorpreso nello scoprire, lui, una galleria d’arte
prossima al Teatro Verdi di Milano da dove se ne usciva per avervi ritirato una sua opera grafica. E ancora di più ci è piaciuto quando, con
riguardo e la tranquillità consapevole di chi ha già ricevuto consensi qualificati, ha estratto dalla cartella l’acquaforte appena ritirata per
mostrarcela. Infine ci è piaciuto quando ci siamo lasciati con l’intesa di rivederci al più presto nel suo studio per vedere il “resto”.
Ora, parafrasando il criterio giudiziario, tre gradimenti fanno una scoperta. Confermata dalla visione in atelier delle sue opere al nero.
Alla lettera: a prevalenza di nero, eleganti narrazioni senza implicazioni ermetiche. Disegni, acqueforti, intarsi di ebano e bosso, ispirati questi
ultimi alle tarsie di Lorenzo Lotto. Opere che a prima vista paiono venate di precoce malinconia, di una laurenziana rassegnazione allo scorrere
del Tempo che si fugge tuttavia. “As time goes by” è infatti il titolo di un disegno e di un intarsio realizzato espressamente per questa sua
mostra personale. Leitmotiv di “Casablanca”. Ma l’orologio che vi campeggia è da stazione ferroviaria, elemento altrimenti rivelatore che ci fa
ricredere sulla prima impressione. Non memento mori, ma trepidazione per l’attesa di un evento propizio, forse di un incontro.
Sospensione dell’Ora, non il suo scorrere ineluttabile. O le due cose insieme in una ambivalente, ma non cupa, atmosfera di controluci e ombre
al nero di grafite, di inchiostro calcografico o di ebano a seconda delle tecniche. Dinanzi alle quali, anche a quelle meno frequentate, il Nostro
non indietreggia, al contrario alza la sfida, come fa proponendosi di realizzare, per questa mostra e insieme al padre Pietro, artista di fama, un
tappeto artistico di 165x255 cm, riproducente in bianco e nero una scena alla Truffaut.



International players revolve and encounter each other around the art world. With today's focus on a system of commerce and global finance,
whose task is it today to discover new talent? Does it still belong to the gallery, as it was in the twentieth century with figures such as Ambroise
Vollard or Leo Castelli, or does it now belong to asset managers? Let's just say that we immediately loved the young Alberto Finelli, who was
smiling and surprised to discover an art gallery next to the Teatro Verdi in Milan, where he has gone to withdraw a print of his.
We liked him even more when, delicately and calmly, with the air of one who has already received acclaim, he pulled out from his folder the
etching he had just picked up and showed it to us. Finally, we liked that we parted with the agreement to meet again as soon as possible in his
studio to see the "rest". Now, to paraphrase judiciary precedence, three "likings" make a discovery, as we confirmed by the inspection in his
studio of his works in black. Literally, a prevalence of black, elegant narratives without hermetic reference.
Drawings, etchings, and inlays with ebony and and boxwood inspired by Lorenzo Lotto. Works that at first glance seem tinged with precocious
melancholy, of a Laurentian resignation to the passage of time that passes all the same. "As time goes by" is, in fact, the title of one drawing of
an inlay made especially for this solo show. Leitmotiv of "Casablanca." However, the clock that stands out is of the train station, it particularly,
and not insignificantly, makes us think again in the melancholic vein. Not memento mori, but trepidation in the face of a favorable event, perhaps
a meeting. It is the suspension of the hour, not its inevitable slip. Or, the two together in an ambivalent, but not solemn, atmosphere of
backlighting and shadows to black graphite, ink, intaglio, or ebony depending on the techniques. He does not shrink back before even the least
familiar technique, but on the contrary he rises to the challenge, as he proposes to achieve in this show a tapestry of measure 165 by 255
centimeters, a reproduction of a painting, a thematic narrative in black and white in Truffaut's style by his father, Pietro, an acclaimed artist.