Text by Domenico Maria Papa (italian translation by Katie Zaeh)
Press release, Tu sì, 11/10/2015 - 10/11/2015, Solo exhibition at Galleria Nuvole arte contemporanea, Montesarchio



Il labirinto è una figura antica che non smette di sollecitare la fantasia di artisti e scrittori, anche in realizzazioni recenti. Il labirinto è per
antonomasia il luogo dello smarrimento: la mancanza di punti di riferimento insieme ai continui cambiamenti imposti nella direzione nel percorso
obbligano il visitatore ad abbandonare ogni certezza circa la propria collocazione nello spazio. Ogni labirinto mette in crisi la relazione tra sé e
l’universo. Nella perdita di sé e nella vertigine, cercata o indotta, è però riposto il senso di un’esperienza necessaria per accedere a una nuova e
più autentica dimensione. Il labirinto della cattedrale di Chartes, per esempio, che ricalca la struttura del labirinto cretese, simboleggia il difficile
cammino del pellegrino che abbandona le certezze della vita terrena per aprirsi alla fede. Il labirinto antico, quello costruito sul modello del mito
cretese, non è tuttavia, un labirinto in cui ci si può perdere. A guardare la pianta, si presuppone un percorso dato che va dall’ingresso al centro e
dal centro, la strada a ritroso porta all’uscita. Quello antico, infatti, è un labirinto dotato di un nucleo interno ben definito: lo spazio abitato dal
Minotauro è la radice oscura e certa del mondo che si svolge intorno a un asse che non può essere raggiunto senza fatica e rischi. Con la
modernità, il labirinto metafora dell’esistenza, perde il centro o non presuppone un unico percorso per giungervi. Il visitatore della costruzione
topiaria della villa Pisani a Stra, pur potendo confidare nella piccola torre come riferimento, non di meno, potrà disporre di molteplici opzioni, tutte
apparentemente utili, ma nessuna evidentemente certa.
Il progetto di Alberto Finelli per lo spazio di Nuvole Arte, riprende l’immagine del labirinto, ispirandosi esplicitamente a Villa Pisani e ci racconta
come esso si prestava ad essere gioco e allegoria del desiderio. Il corteggiatore entrando nel labirinto poteva vedere una dama mascherata sulla
torretta, ma rischiava nel cercare di raggiungerla, di perdersi e dunque di non arrivare mai a lei. L’insegnamento che ne avrebbe tratto, in
ossequio al clima culturale del tempo, era esplicito: se ci si fa condurre dalla voluttà non si raggiungerà mai l’oggetto dei propri desideri. Bisogna
saper ben governare le pulsioni, con la riflessione, se si vuole realizzare le proprie ambizioni.
Nel labirinto di Alberto Finelli, le pareti che impedirebbero una visione simultanea e dunque indurrebbero a smarrirsi, vengono abbassate fino a
diventare una pura traccia: un segno sul pavimento come nella cattedrale di Chartes. In questo modo, il colpo d’occhio permetterà al visitatore di
procedere senza rischi. è quanto tentò di fare l’inventore dello stesso labirinto di Minosse, ossia Dedalo, l’architetto che per uscire dalla sua
invenzione si fabbricò delle ali di cera. Levandosi in volo avrebbe visto dall’alto il labirinto e in un colpo d’occhio l’avrebbe compreso. Sappiamo
come andò. Alla maniera di dedalo, il visitatore del labirinto di Finelli, coglierà sin da subito la geometria della stanza e potrà avvicinarsi al centro
senza smarrirsi. Potrà raggiungere il centro che torna ad essere, come nel labirinto dell’antichità, l’asse oscuro che avvolge e incorpora il
visitatore stesso. L’artista, infatti, recupera la forma della torretta di Villa Pisani per trasformarne la funzione: da luogo dell’ostensione
dell’oggetto desiderato a luogo chiuso di raccoglimento, al pari di uno studiolo rinascimentale, come dichiara egli stesso. Vi si giunge uno alla
volta, infatti, ed è uno spazio ristretto in cui può stare una sola persona. Chi accede alla realizzazione di Alberto Finelli, può incontrare la parte
più remota e incognita di se stesso. In questo, il labirinto creato dal giovane artista non è diverso da quello in cui era racchiuso il Minotauro.


                                                                                                                                                                               
The labyrinth is an ancient construction that continues to stimulate the imagination of artists and writers, even in recent works. The labyrinth is
the paradigmatic place of disorientation: the lack of landmarks, along with the constant change in the direction of the path, forces the visitor to
relinquish any certainty about their position in space. Every maze undermines the relationship between self and the universe. However, it is only
through losing oneself in the confusion, whether the experience was sought or induced, that one can access a new, more authentic, dimension.
The labyrinth of Chartes cathedral, for example, which follows the structure of the Cretan labyrinth, symbolizes the difficult journey of the pilgrim
who leaves the certainties of life on earth to open himself to the faith. The ancient maze modeled on the Cretan myth, is not, in actuality, a maze
where you can lose yourself. Looking at the plan, it is assumed the given path goes from the entrance to the center, and in reverse the path
goes back to the exit. The ancient maze has a well-defined inner core: the space inhabited by the Minotaur is the dark and certain origin of the
world which completes the rotation of its axis only with hard work and risks. In modernity, the labyrinth as metaphor of the existence loses its
center, or at least no longer supplies a single path to reach it. Visitors to the hedge maze at Villa Pisani at Stra, though able to trust in a small
tower as a landmark, nevertheless, must decide between multiple options which are all seemingly useful, but none of which are certain.
Alberto Finelli’s project for the space at Nuvole Arte, inspired explicitly by Villa Pisani, takes the image of the labyrinth and tells us how it lent
itself to being game and allegory of desire. A suitor upon entering the labyrinth could see a masked lady on the turret, but if he tried to pursue
her, he risked getting lost, and therefore never reaching her. The intended teaching, considering the cultural climate of the time, was explicit: if
you allow desire to guide you, you will never reach the object of your desires. You must learn to govern your impulses, with reflection, if you wish
to realize their ambitions.                                                                                                  
In Alberto Finelli’s maze, the walls that would block a comprehensive view, and therefore cause one to become lost, are lowered to become a
pure trace: a sign on the floor as in the cathedral of Chartes. In this way, a glance down will allow visitors to proceed safely. This lowering
accomplishes what Daedalus, the inventor of the Minos labyrinth, attempted to do. The architect built wings of wax to escape his invention. In
flight, he would have seen the maze from above, and in a glance he would have solved it. We all know how the story goes. In the manner of
Daedalus, a visitor to Finelli’s maze will immediately comprehend the room’s geometry and is able to get closer to the center without getting
lost. He may reach the center that becomes again, as in the labyrinth of antiquity, the dark axis that surrounds and embodies the visitor himself.
The artist, in fact, recovers the shape of the tower of Villa Pisani to transform its function: from a place of denial of the desired object to a closed
place of meditation, similar to a Renaissance studiolo, as the artist states. Only one person at a time can reach it, as it is a narrow space where
only one person can stand. He who has access to the work of Alberto Finelli can meet the most remote and unknown part of himself. In this, the
maze created by the young artist is no different from that in which the Minotaur was enclosed.